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mercoledì, 30 maggio 2007
Ero così contento di essere riuscito a fare qualcosa, anche di piccolo, di organizzare questo piccolo concerto nella stessa chiesa dove mi hanno battezzato e dove ho fatto comunione e cresima, dove andavo da piccolo ogni sabato a dottrina, dove hanno fatto il funerale della mia nonna e dove, se la mia dolce metà non pone il veto per una sorta di snobismo cittadino, vorrei sposarmi.
E invece no, non è possibile essere felici, evidentemente, l'arte non basta. Noi esseri umani la creiamo, la lasciamo andare in giro per il mondo a dare la gioia, ma la ostacoliamo in mille modi.
La vita è nell'intervallo fra una rottura di coglioni e l'altra.
C'è ancora una speranza per l'umanità: Occhioallapenna era stranamente ancora vivo alle ore 23:40 | Link | commenti
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venerdì, 25 maggio 2007
La novità del blog già si è persa, questa settimana è stata veramente densa di impegni, con una produzione molto impegnativa in termini di tempo. Tanto più che mi mettono esami con una settimana di preavviso, con tanta simpatia. Quindi week end di studio. Grazie al cielo domenica sera potrò un po svagarmi perchè un amico ha deciso di sposarsi
A proposito, vorrei tanto potermi sposare anche io un giorno. Oggi son andato a tagliarmi i capelli e con la parrucchiera parlava un tipo sulla quarantina che diceva che lui ne aveva fatte di cotte e di crude, che lui era stato pochissimo single, che però il matrimonio non funziona.... e un altro collega quando gli ho detto: "pensa che c'è gente che fa l'opera per 30 o 40 anni, sei ore al giorno", ha risposto: "pensa che c'è gente che sta sposata 30 o 40 anni, ventiquattr'ore al giorno". Mi è sembrata una frase così stupida... Non capisco perchè si sia così contrari al matrimonio. Forse quando mi sposerò capirò anche io che è una fregatura, ma a me sembra così bello potersi fidare di qualcuno, abbandonarsi. E anche darsi degli impegni.
Ci sono tante cose che mi piacciono e che mi piacerebbe fare, forse uno dei momenti più tristi della mia vita è stato quando mi son reso conto che non posso farle tutte senza danneggiare me stesso o gli altri.

Immaginavo di trovare cose più interessanti sui blog, misteri e turpi rivelazioni.
Invece sono solo frutto di incontinenza verbale.
Come il mio.
C'è ancora una speranza per l'umanità: Occhioallapenna era stranamente ancora vivo alle ore 19:06 | Link | commenti
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venerdì, 11 maggio 2007

E' bello sapere che a questo mondo esistono persone buone, che ti danno una mano e che apprezzano quello che faccio. E' molto importante per me, perchè faticare e basta, senza nessun riscontro, non è sempre facile. E' bello sapere che a qualcuno interessa che io tenga duro, che è felice dei miei progressi e dei miei miglioramenti, che soffra delle mie delusioni.

La vita ha più sapore, più colori. Ho quasi la sensazione di intuire a chi interessa qualcosa di me e a chi no. Mi piace questa idea.

Ci vuole una piccola soddisfazione ogni tanto per riuscire a tirare avanti la baracca anche se a volte sembra inutile, sembra di andare nella direzione sbagliata a tutta velocità.

Grazie.

C'è ancora una speranza per l'umanità: Occhioallapenna era stranamente ancora vivo alle ore 20:55 | Link | commenti
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martedì, 01 maggio 2007
Patàca è aggettivo con cui ci si rivolge spesso alle persone in Romagna. Prendendo spunto da uno spezzone deil film Asini, con Claudio Bisio, Ivano Marescotti e Fabio de Luigi, vorrei introdurre una discussione sull'argomento. Spesso mi chiedono il significato di questa parola, e finalmente potrò e potrete dare una risposta organica e sensata. Inoltre vi ripropongo questo mirabile saggio di Giuliano Bonizzato tratto dal sito www.endas.rimini.it/articoli/bonizzato/pataca.htm

PATACA e PATACATE
da “il Foro Riminese" aprile 2004

di Giuliano Bonizzato

(Socio fondatore Gruppo Cicloturisti ENDAS Rimini)

Sulla ricchezza di sfumature e significati del riminesissimo “pataca” hanno discettato studiosi  e storici come Gianni Quondamatteo, Liliano Faenza, Arturo Menghi Sartorio, Amos Piccini e perfino uno psicanalista, Glauco Carloni autore di un pregevolissimo saggio sulle “patachèdi” nel mondo felliniano. Ultimo tra cotanto senno -e chiedendo venia agli esclusi- mi sia permesso un modestissimo contributo semantico.
Ma andiamo per ordine.
Trovo innanzitutto estremamente significativo che esista ed operi, in Rimini e Circondario,  l’A.P.R. (Associazione Pataca Romagnoli); che di essa facciano parte ben centocinquanta pataca dichiarati; che questa benemerita Associazione abbia un Re (il Re dei Pataca, appunto) eletto annualmente in virtù del numero e della qualità delle patacate da lui commesse in tale arco temporale; che infine tale elezione abbia luogo attraverso una durissima e combattuta selezione tra gli Associati. Lo scorso novembre Mauro Dolci, detto “Baffino d’oro”, ha sbaragliato a Igea Marina tutti i concorrenti, spodestando il precedente Sovrano Loris Domeniconi detto”Stoppa”, con una serie di arci-patacate sfioranti il sublime, di cui vi risparmio la descrizione altrimenti non vi sarebbe più spazio per ciò che invece vorrei sottolineare, a sostegno della mia umile tesi.
Primo. Che se è vero che, come afferma il Carloni, pataca è soprattutto “persona che si prende troppo sul serio e difetta di autocritica” allora,  nel momento stesso in cui ci si riconosca “pataca”, si cessa di esserlo. Quindi nessuno  sarebbe meno pataca di chi si iscriva a una Associazione di Pataca o,  addirittura, diffondendo in pubblico le proprie patacate , ambisca esserne proclamato monarca.
Secondo. Che ove la patacata sia volontaria e dunque si risolva in un gesto culturale, fine a sé stesso, in contrapposizione alla seriosità conformistica e paludata, non può essere considerato pataca colui che la realizzi.
Terzo. Che neppure le patacate spontanee sono necessariamente indice di patacaggine congenita perchè tutti, indistintamente, nella vita, sono destinati a fare, prima o poi, la loro brava “patacata”. Ciò in quanto, per la surriferita ricchezza  di significati della parola in questione, è pataca non solo chi si prende troppo sul serio ma anche, secondo la definizione del Quondamatteo,  “chi è tre volte buono, chi si fa ingannare facilmente, chi non ha saputo profittare di un’occasione”. Talchè il termine “pataca” finisce con l’esprimere non tanto una qualità negativa connaturata -come potrebbe essere per “invornito” o “stronzo”- quanto una contingente condizione umana dalla quale ci si può anche affrancare, con una sana autocritica, magari aiutati  dagli amici.

Solo così si spiegano frasi solo apparentemente offensive ma in realtà affettuose quali: “Nu fa e pataca" , "T’cè ste un gran pataca" , "Lasa andè d’fe e pataca”. E vezzeggiativi dolcissimi come : “Patachìn” e “Patachìna” con cui i genitori si rivolgono ai figlioletti.
E adesso basta con le patacate

Durante le ricerche una scoperta ha rivoluzionato tutte le teorie sull'etimologia del termine. Il Pataca (o la Pataca, bisognerebbe guardargli sotto la coda) è anche la moneta corrente di Macau.

Da Wikipedia:

The name "pataca" is derived from a formerly popular silver coin in Asia, the Mexican peso (eight reales), known in Portuguese as the pataca mexicana. Another version of the pataca was also used in Portuguese Timor, now East Timor, until 1957, when it was replaced by the escudo. The Chinese name for the currency is yuan (圓), which is the same word for Chinese yuan, New Taiwan dollar, and Hong Kong dollar.

People in Hong Kong or Macau, however, usually refer Macanese Pataca as "Portuguese Money" (è‘¡å¹£), probably because Macao was once a Portuguese colony.

ATTENZIONE: il nome del conio deriva dalla pataca mexicana, chiamata così, forse con disprezzo, dai portoghesi. Da qui forse deriva il significato italiano di patacca (cosa di poco valore, falso).

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C'è ancora una speranza per l'umanità: Occhioallapenna era stranamente ancora vivo alle ore 19:32 | Link | commenti (1)
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